appunti di vista


L’urbanista dagli Interni

2-quotidiano

Durante il salone del Mobile nella mostra Dreaming Milano abbiamo presentato il nostro manifesto per la città di Milano.  Nè è venuto fuori un particolare progetto che introduce un nuovo strumento urbano partendo dalla scala minima, quella degli interni. E sì perchè la scala degli Interni ci sembrava quella più prossima all’uomo ai suoi tic, alle sue nevrosi, alle sue manie, ai suoi riti insomma alla sua vita.

REGALI URBANI

Regali inaspettati che gli edifici donano allo spazio pubblico; sono appendici inattese, funzioni impreviste, arredi ancora domestici eppure già urbani… perché dalle case si estendono alle strade e si intersecano al via vai dei passanti.
Ogni edificio ha infatti un suo carattere peculiare, frutto della sua storia e dei suoi abitanti; e non dovremmo stupirci se ognuno decidesse di aprirsi alla città in modo differente. Portando fuori un poco di sé, manifestando così i pensieri dei suoi abitanti.
Potrebbero essere poltrone offerte ai viandanti, una palla per giocare contro il muro (senza inquilini dietro a protestare), grandi aggetti per regalare ombre laddove il sole è più cocente, un rubinetto a portata di passante che “sgorga” dalla parete, una maniglia d’emergenza per migliorare la “sicurezza urbana”, una facciata per rampicate per giovani appassionati (e per inquilini che non temono i ladri)… potrebbero essere  muri spogli per sempre nuovi graffiti, o con impresse poesie indelebili che accompagnano la strada, ma anche muri che si plasmano in cucce per cani randagi, facciate che accolgono libri in un continuo scambio di cultura “anonima”, aggetti per offrire riparo durante le giornate di pioggia, come case “pigre” per i più sfaticati, che pensano ad accompagnare le persone su tapis roulant lungo il tragitto di via che le costeggia.
Sono case dai mille volti per una città dalle mille sorprese.
Sono abitanti che possono scegliere cosa “regalare” alla città, portando in scena un poco di se stessi, forse rispondendo a un loro desiderio inconscio.
Ne nascerebbe una città fatta di edifici riconoscibili, quasi come se ognuno avesse un suo profilo caratteristico – finalmente denunciato – che le persone ricordano, magari attendendo proprio quella casa con quel suo piccolo pensiero durante il loro tragitto quotidiano.
Ci saranno forse case più simpatiche e altre più antipatiche; i cittadini potranno decidere come meglio essere rappresentati dalla loro casa e lasceranno una traccia permanente nella strada. La città sarà così viva, e decisamente nostra.
Se solo le amministrazioni comunali accettassero questo approccio come metodo di riqualificazione e appropriazione urbana, potremmo auspicare dei “regali urbani” come nuovi “strumenti urbanistici”: al posto del “piano del colore” potremmo attendere un “piano dei regali”… ed invece di un “abaco delle tipologie” potremmo finalmente progettare un “controabaco di regali”.

Per maggiori info: http://www.ghigos.com/wp/?p=663

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