appunti di vista


Loris Cecchini: Reperti archeologici e pellicola

Loris Cecchini

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Loris Cecchini ha iniziato la sua attività artistica modellando materie morbide e duttili: plastica, resina, gomma e cellulosa.
In seguito ha stampato fotografie su minuti e inusuali supporti, come la carta da chewing-gum e, senza rinnegare l’attitudine a modellare la materia, ha affrontato le molteplici ed inesplorate possibilità del computer, continuando la sua ricerca, mettendo in discussione il senso del reale in una prospettiva sospesa tra il naturale e l’artificiale, sia con immagini digitalizzate sia con installazioni realizzate con elementi scultorei.
L’artista dunque, crea veri e propri set fotografici con oggetti da modellismo che poi fotografa. Le figure umane sono poi sovrapposte attraverso un processo digitale. I risultati sono opere fotografiche di grande formato, dove il progettista predilige un taglio che richiama lo schermo cinematografico o quello “widescreen” dei televisori dell’ultima generazione. L’ultima installazione di Cecchini, appositamente pensata per lo spazio Armani, si intitola “H( )me” e prende in considerazione l’abitare e la dimensione della sosta attraverso la costruzione di cinque pareti atte a misurare lo spazio.
Le pareti sono di gomma, alte poco più di 1 m e spesse 15 cm, delimitano e costruiscono lo spazio di cinque scene, in cui vengono a collocarsi i mobili molli tipici della poetica di Loris Cecchini. Oggetti quotidiani: una sedia, un tavolo, una scala, computer, lampade, cavi, prese multiple e elementi della casa: porte, finestre, subiscono un’inquietante mutazione della loro stabilità. Altra caratteristica dell’opera è la monocromia grigia.
I cinque moduli sono idealmente collegati tra loro da un ritmo monocromo di identità e differenza, creato dalla presenza-assenza degli oggetti.
La novità dell’installazione consiste nella dimensione spaziale del progetto, costituita dalle pareti gommose in cui collocare le sculture molli, come ci conferma lo stesso Loris Cecchini: “la novità è un po’ questa, è la prima volta che uso le pareti per costruire lo spazio”.

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Stage evidence (soft door II) 2000, urethane rubber, variable dimensions

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Stage Evidence (suite) 2001, Gomma uretanica, ferro, dimensioni variabili / urethanic rubber, iron, variable dimension

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Stage Evidence (empty stals) 2001, 27 sedie da cinema in gomma uretanica, ferro, poliuretano, dimensioni variabili / urethanic rubber, iron, poliurethane, variable dimension

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Stage Evidence (BBBreathless) 2001, gomma uretanica, ferro, motore, dimensioni variabili / urethanic rubber, iron, motor, variable dimension (cm 230 x 200 x 350), 49 Biennale di Venezia

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Stage evidence (untlited) 1998, urethane rubber, variable dimensions

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gap’ by loris cecchini, 2001

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Terraforming

Terraforming

E’ un termine scientifico il cui significato è letteralmente “terra che prende forma”, generalmente riferito al processo di modificare un pianeta nella sua abitabilità; in altra direzione mi piace pensarlo in rapporto alla forma ottenuta nella lavorazione dei vasi di creta (al formare con la terra) e al tempo stesso come metafora di costruzione di una civiltà tramite  i suoi manufatti.
La presenza dei tavolo sovrapposti come dimensione di una prassi progettuale, di una costruzione non definitiva ma in costante slittamento; la geografia collocata all’interno come luogo di contenimento dei vasi, ma anche come riferimento ad un possibile sito di provenienza, memoria dei luoghi e delle culture.
La particolarità legata alla visione dell’insieme sarà la samitrasparenza dei piani di contenimento, i quali sono schermati dalla pellicola OLF (optical light film) prodotta dal gruppo 3M; tale film ha delle particolari proprietà ottiche che modificano l’immagine retrostante in modalità e condizioni variabili.
Proprio queste particolari condizioni dalla luogo ad una immagine incerta, a tratti invisibile, grazie al particolare angolo di riflessione dei film.
Nel complesso l’istallazione si concetra sugli oggetti antichi cercando di svelarli e al tempo stesso di nasconderli, di negarli alla percezione, ma anche di rivelarli in una dimensione vicina al miraggio e all’apparizione, cercando così di rendere visibile la metafora della presenza – assenza della storia e del nostro relazionarsi ad essa; nel tentativo di dare una visione trasfigurata, cercando un’immagine diversa rispetto alla nostra percezione usuale di manufatti antichi, dal loro carico di storia e testimonanza.

(Sketchbook, Loris Ceccarini. Texts by Achille Bonito Olivia, Sergio Rosaliti.)

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3 commenti so far
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Stravolgenti gli oggetti di Cecchini, come direbbe Munari, un lavoro che stravolge la realtà creando atti di fantasia! 😉
Francesco

Commento di Francesco

adoro il lavoro di loris cecchini…..poetico, evocativo….

Commento di maria teresa

Complimenti per i quadri moderni e le sculture di gomma……e complimentoni al blog appuntidivista!
By Goa the painter…. http://www.spaziogoa.com

Commento di quadrimodernifirmatigoa




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