appunti di vista


Archivio Mobile

Passaggio a San Salvario: “ti devo raccontare un segreto …”

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Il caso speciale “San Salvario” all’interno di Geodesign
Geodesign, curato da Stefano Boeri, è probabilmente l’evento più significativo del calendario di Torino World Capital Design 2008; la mostra ipotizza una nuova strategia progettuale per pensare al prodotto come stratificazione di complesse dinamiche sociali, esito di un dialogo con il territorio, con la memoria e con la ricerca che però non trascuri il suo più immediato interlocutore: l’uomo.
Si propone così un prodotto che non è figlio di uno “schizzo d’autore” regalato ai posteri da designers o artisti glamour, né frutto delle indicazioni di marketing di aziende alla moda.
Il design che ci vuole raccontare questa mostra è piuttosto un esperimento progettuale: è un design che parte “dal basso”, dalle comunità urbane, dai protagonisti quotidiani della città, dalle loro esigenze (espresse e non) e dai loro desideri; tramite workshop gli abitanti sono coinvolti nel processo e, lavorando insieme a designers di fama internazionale e a gruppi di tecnici di varie aziende, contribuiranno a realizzare nuovi oggetti, forse nuove, inconsapevoli e spontanee icone contemporanee.
In questo speciale “gioco”, Geodesign ha individuato trentatre temi di progetto da indagare e su cui lavorare propositivamente; di questi trentatre casi studio (ognuno associato ad una specifica comunità urbana) ben sei si trovano nel quartiere di San Salvario, un quartiere simbolo per la vivacità, la partecipazione e la volontà di sperimentazione che caratterizza la rete dei suoi cittadini. Proprio dalla nostra esperienza diretta nel quartiere deriva questo racconto: “Passaggio a San Salvario” è un percorso tra le vie della città ascoltando e “riflettendo” la città stessa. E’ questo un caso speciale di Geodesign in cui siamo stati coinvolti come designers e coordinatori di una pluralità di soggetti:
– non una singola azienda ma un’intera categoria di settore (rappresentata da Confartigianato Torino)
– non una sola comunità con cui dialogare, ma l’intero quartiere di San Salvario
– non un solo designer, ma tre realtà di progettisti distinte: il gruppo interdisciplinare ghigos e due scuole, la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano con l’artista Stefano Boccalini e l’architetto Davide Crippa e lo IAAD (Istituto d’Arte Applicata e Design) di Torino con il designer Umberto Rondolino.
Si è così andata configurando una sorta di “Geodesign in Geodesign”, un caso atipico per la molteplicità degli enti coinvolti, ma come nello spirito dell’iniziativa profondamente fondato sullo scambio di conoscenze e punti di vista diversi, con l’obiettivo di evidenziare come il confronto e la diversità siano valori insostituibili per la società e per i progettisti.
Il quartiere su cui abbiamo lavorato è una realtà vitale ma per questo anche molto complessa, che conta quattordicimila abitanti, centoquindici etnie, tre Moschee, una Sinagoga Ebraica con annessi una scuola e un ricovero per anziani, una chiesa Cattolica, un Tempio Valdese, l’Esercito della Salvezza e una serie di associazioni che a vario livello operano all’interno del quartiere (tra cui l’Agenzia di Sviluppo di San Salvario). In una realtà così sfaccettata ci siamo chiesti come attivare un progetto che fosse in grado di dialogare con il territorio e con il suo vissuto senza risultare riduttivo. In un sistema così complesso ci sembrava infatti semplicistico legare le nostre scelte operative ad una comunità specifica, abbiamo per questo preferito fare riferimento a un concetto più ampio e attuale di comunità, pensando non tanto a una comunità etnica, quanto a una comunità di sentimento, di interessi e di desideri…
Abbiamo ipotizzato un dispositivo che permetta di conoscere il territorio nelle sue trame più nascoste, invertendo quindi i termini del problema e spostando il punto di arrivo con quello di partenza: l'”oggetto” che costruiremo non deriva da un rapporto diretto con una comunità che ne è artefice e committente al tempo stesso, ma “riflette” la volontà di conoscere la complessità che le varie comunità esprimono nella loro coabitazione del territorio.
E’ nata così l’idea di progettare un archivio mobile, un archivio in grado di acquisire informazioni direttamente sul campo, che possa aggirarsi tra le vie e i cortili di San Salvario per raccogliere le testimonianze e il vissuto delle persone in tutte le loro possibili forme (testi, racconti orali, ricette, favole, video, disegni, suoni, sapori ed odori…).
L’archivio raccoglie e dà: ascolta, registra, cataloga ed offre, sempre disponibile per acquisire nuovi “dati” o mettere in comune quelli che già conserva.
Ciò che viene restituito al quartiere attraverso l’archivio è dunque una base su cui costruire un senso di appartenenza che non sia solamente legato alla storia del territorio e alle storie dei suoi abitanti, ma che a partire da quelle riesca anche a costruire nuove appartenenze. Le comunità, infatti, oggi non sono solo quelle che ci consegna la storia, ma sono anche quelle che di volta in volta riusciamo a costruire per identificarci all’interno di un sistema sociale che molto spesso non ha la capacità, proprio nei suoi organi costituitivi, di rappresentarci.
L’archivio mobile diventa cosi una piattaforma che permette al quartiere di incontrarsi e di condividere inediti possibili modi di vita, una piattaforma su cui instaurare nuovi percorsi condivisi.
Questo contemporaneo “raccoglitore urbano” dovrà, da una parte, farsi custode delle esperienze delle diverse comunità del quartiere, raccogliendone le infinite testimonianze e, dall’altra, divulgare preziosi segreti sussurrandoli allo spazio urbano.
Che dire d’altro? Forse solo “Ti devo raccontare un segreto …”

Davide Crippa | ghigosideas

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1 commento so far
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[…] Nel 2008 nel quartiere di San Salvario a Torino il gruppo Ghigos insieme alle scuole IAAD e NABA han… […]

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